mercoledì 26 aprile 2017

Quelle inutili pietre

Ci sono paesi, città, che della memoria delle "pietre" hanno fatto la propria fortuna. Catania è una città che, da questo punto di vista, fa fatica. Per ignoranza o smemoratezza la città di Bellini ha difficoltà a ricordare rimanendo, purtroppo, senza memoria di se stessa. Catania è una città veloce, in continuo movimento proiettata verso il futuro e, proprio per questo, il rapporto con le proprie pietre è sempre stato di infastidita sopportazione. Un esempio emblematico è l'Anfiteatro romano. Ogni catanese c'è entrato (forse) almeno una volta nella vita ma la maggior parte di questi, probabilmente non ne conosce le vicissitudini. L''Anfiteatro romano si estendeva in un'area compresa tra via Penninello e piazza della Borsa. Di forma ellittica misurava 125 metri, con una circonferenza di 389 metri e un'altezza di 31. A parere di alcuni questo sito era, per dimensioni, secondo solo al Colosseo. Nel corso dei secoli riuscirono a far più danno i catanesi di quanto l'opera distruttiva di barbari invasori e cataclismi. Per farla breve, noi catanesi (sperti), non soddisatti di averne usato (e saccheggiato) le "pietre" per usi diversi decidemmo di coprirlo dopo il 1693 con del terriccio, trasformando l'area in superficie fabbricabile. In piazza Stesicoro fu impiantata una bella aiuola di fiori. Poi venne il principe Biscari che iniziò, a sue spese, degli scavi nella odierna via Colosseo portando alla luce reperti di grande importanza. Nel 1902 viene eletto sindaco Giuseppe De Felice Giuffrida che da l'avvio ai lavori di recupero dell'Anfiteatro. Tutte rose e fiori? Certamente no. Alcuni oppositori non ebbero pudore a definire quelle pietre "ridicoli scavi, una farsa da circo". L'apoteosi della visione "funzionale" del catanese tipo si raggiunge negli anno sessanta (o forse ancora oggi). I catanesi scoprirono le auto e l'esigenza di parcheggiare (e si) e un gruppo di questi mise gli occhi su piazza Stesicoro, indirizzando al Sindaco una petizione "Signor Sindaco, abbiamo bisogno di parcheggi. Che si aspetta di colmare l'orribile buca di piazza Stesicoro?" Ne nacque una disputa tra fautori e detrattori di quelle "inutili pietre". Sappiamo chi vinse allora. La patologica necessità di parcheggi non è, quindi, una novità dei nostri giorni. Lo era negli anni sessanta e lo è ancora oggi in una città che possiede 70 auto ogni 100 abitanti. Ad esser sinceri l'orgoglio delle pietre, tra vandalismo e incuria, oggi fa bella mostra di se in centro storico ma, sempre più spesso, le sirene del parcheggio ad oltranza (meglio gratuito) si fanno sentire. A che serve via Etnea senza auto la notte, e perchè non farci sostare le auto anche di giorno? A che serve il capolinea di piazza della Borsa? Per non parlare di quei pazzi che vogliono chiudere piazza Manganelli. Pazzi e anche visionari (aggravante). In poco più di un anno una gruppo di catanesi ha creato un gioiello di rigenerazione urbana realizzando un "distretto d'arte e cultura". Molte botteghe sfitte da decenni sono  in uso tra via San Michele, via Montesano, piazza Manganelli e via Carcaci. A questo gioiello è stato scastonato il diamante centrale, sacrificato sull'altare dell'intangibilità del parcheggio, al frastuono, allo strombazzare volgare delle auto. Un peccato. Davvero un peccato e, se lo dico, per piacere non tiratemi le... pietre.

Domenico Ferraguto

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