martedì 22 agosto 2017

Non è tutto Auro ciò che luccica.


Lo strano caso tutto catanese del centro sociale rave-oluzionario e... comunale
La storia comincia nel 1991 quando un gruppo di "valorosi" occupa un immobile pregiato proprietà del Comune di Catania a pochi passi da piazza Università. L’edificio è un ex convento che ha ospitato per trent’anni la redazione e la tipografia dell’Espresso sera. Qui erano conservati, oltre a strumenti tipografici di valore, l’unica collezione completa di cronaca locale dal fascismo agli anni ‘70. Grazie ad una convenzione con il Comune di Catania, il CSO Auro riesce ad ottenere l’autogestione dell’immobile con scopi sociali, di supporto ma anche di offerta di servizi. In un servizio del 2001 di Carla Previtera è possibile conoscere gli spazi e i preziosi materiali che qui erano conservati. Contemporaneamente parte del consiglio comunale invoca “interventi radicali” per la restituzione del bene di via Santa Maria del Rosario alla collettività. I ragazzi del CSO Auro e dell’associazione Loreto Aiello non ci stanno e difendono l’occupazione operata con la “massima discrezione, tanto da aver smesso di organizzare concerti nel cortile interno per non disturbare i vicini di casa”. Dopo oltre un quarto di secolo immagino che molti tra i promotori dell’occupazione siano “cresciuti” passando le consegne ad altri. E’, probabilmente, in uno di questi passaggi che si sarà perso lo spirito animatore dell’iniziativa. Le ultime notizie di cronaca ci informano di un rogo nel marzo di quest’anno denunciato da alcune persone che dormivano all’interno. A prendere fuoco un cumulo di rifiuti. Viene da chiedersi se la proprietà pubblica è a conoscenza di chi dorme a casa sua e quale uso ne viene fatto.
In virtù della convenzione stipulata, non conosco quale remunerazione noi collettività riceviamo, se riceviamo, per l’occupazione dei locali di via Santa Maria del Rosario. In definitiva cosa viene restituito alla collettività dell’uso del bene. Sembra che questo spazio sia diventato, invece, terra di nessuno e di cui nessuno vuole parlare. Tranne i vicini che, esasperati, prendono in considerazione la fuga dal centro storico dopo che a nulla sono valse le continue segnalazioni alle forze dell’ordine.
Impossibile vivere qui in pieno centro storico con la musica ad altissimo volume dalle 22 fino alle 12 del giorno dopo
Evidentemente è venuta meno la condizione di civile coabitazione con i residenti oppure è stata autodeterminata altra destinazione d’uso facendo cadere, di fatto, le motivazioni che ispiravano la convenzione con il Comune di Catania e il patto con la comunità.
Nel centro storico di Catania, in un’eterna lotta tra privati, il sacrosanto “diritto al sonno” è troppo spesso violato ma questo strano caso di “rave-olution comunale” ha connotazioni che infastidiscono ben oltre decibel, inquinamenti acustico ed estetico. Insopportabile è ancora la prepotenza mentre intollerabile risulta ancor di più l’assenza di protezione.

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