Ci sono paesi, città, che della memoria delle "pietre" hanno fatto la propria fortuna. Catania è una città che, da questo punto di vista, fa fatica. Per ignoranza o smemoratezza la città di Bellini ha difficoltà a ricordare rimanendo, purtroppo, senza memoria di se stessa. Catania è una città veloce, in continuo movimento proiettata verso il futuro e, proprio per questo, il rapporto con le proprie pietre è sempre stato di infastidita sopportazione. Un esempio emblematico è l'Anfiteatro romano. Ogni catanese c'è entrato (forse) almeno una volta nella vita ma la maggior parte di questi, probabilmente non ne conosce le vicissitudini. L''Anfiteatro romano si estendeva in un'area compresa tra via Penninello e piazza della Borsa. Di forma ellittica misurava 125 metri, con una circonferenza di 389 metri e un'altezza di 31. A parere di alcuni questo sito era, per dimensioni, secondo solo al Colosseo. Nel corso dei secoli riuscirono a far più danno i catanesi di quanto l'opera distruttiva di barbari invasori e cataclismi. Per farla breve, noi catanesi (sperti), non soddisatti di averne usato (e saccheggiato) le "pietre" per usi diversi decidemmo di coprirlo dopo il 1693 con del terriccio, trasformando l'area in superficie fabbricabile. In piazza Stesicoro fu impiantata una bella aiuola di fiori. Poi venne il principe Biscari che iniziò, a sue spese, degli scavi nella odierna via Colosseo portando alla luce reperti di grande importanza. Nel 1902 viene eletto sindaco Giuseppe De Felice Giuffrida che da l'avvio ai lavori di recupero dell'Anfiteatro. Tutte rose e fiori? Certamente no. Alcuni oppositori non ebbero pudore a definire quelle pietre "ridicoli scavi, una farsa da circo". L'apoteosi della visione "funzionale" del catanese tipo si raggiunge negli anno sessanta (o forse ancora oggi). I catanesi scoprirono le auto e l'esigenza di parcheggiare (e si) e un gruppo di questi mise gli occhi su piazza Stesicoro, indirizzando al Sindaco una petizione "Signor Sindaco, abbiamo bisogno di parcheggi. Che si aspetta di colmare l'orribile buca di piazza Stesicoro?" Ne nacque una disputa tra fautori e detrattori di quelle "inutili pietre". Sappiamo chi vinse allora. La patologica necessità di parcheggi non è, quindi, una novità dei nostri giorni. Lo era negli anni sessanta e lo è ancora oggi in una città che possiede 70 auto ogni 100 abitanti. Ad esser sinceri l'orgoglio delle pietre, tra vandalismo e incuria, oggi fa bella mostra di se in centro storico ma, sempre più spesso, le sirene del parcheggio ad oltranza (meglio gratuito) si fanno sentire. A che serve via Etnea senza auto la notte, e perchè non farci sostare le auto anche di giorno? A che serve il capolinea di piazza della Borsa? Per non parlare di quei pazzi che vogliono chiudere piazza Manganelli. Pazzi e anche visionari (aggravante). In poco più di un anno una gruppo di catanesi ha creato un gioiello di rigenerazione urbana realizzando un "distretto d'arte e cultura". Molte botteghe sfitte da decenni sono in uso tra via San Michele, via Montesano, piazza Manganelli e via Carcaci. A questo gioiello è stato scastonato il diamante centrale, sacrificato sull'altare dell'intangibilità del parcheggio, al frastuono, allo strombazzare volgare delle auto. Un peccato. Davvero un peccato e, se lo dico, per piacere non tiratemi le... pietre.
Domenico Ferraguto
Scrivo quello che mi passa per la testa. Moderatamente moderato, innamorato, non corrisposto, della Sicilia @grubercatania @viaetneacatania.
mercoledì 26 aprile 2017
giovedì 20 aprile 2017
Non chiudete quella Porta (Uzeda)
Il Pop Up Market di Sarah Spampinato & Co. invade, 22 e 23 aprile prossimo, via Dusmet o, meglio, quel centinaio di metri che conduce a Porta Uzeda, ingresso del salotto di Catania. Un impegno preso qualche mese fa e, puntualmente, portato a compimento. Format di successo quello proposto dalla condottiera del Pop Up Market perché, perchè, perchè... è un successo! Non solo mercatini, quindi, ma un alchimia di artigianato, musica, allegria e tanto amore per la città.
Per l'occasione l'associazione Guide Turistiche di Catania ha avuto la brillante idea di farci fare su e giù per le scale di terrazze e campanili, un'opportunità per smaltire qualche chilo accumulato durante le feste di Pasqua.
La limitazione del traffico è sempre vista con iniziale ostilità dalle attività commerciali. Come dimenticare le barricate per la ZTL di via Etnea, piazza Duomo e piazza Stesicoro. Un peccato la deflagrazione del progetto di rendere conforme ad una piazza... piazza Manganelli nei fine settimana. Ogni tanto qualcuno propone la sospensione notturna della ztl per consentire la sosta delle auto ma, ai più, sembra ormai inimmaginabile che in questo prezioso spazio urbano sia stato possibile transitare e sostare con le auto.
Condizione per la valorizzazione dei beni monumentali è l'eliminazione delle contaminazioni estetiche. Se chiudo gli occhi riesco ad immaginare il prospetto di Castello Ursino, della Porta Ferdinandea (abolirei l'intestazione a Garibaldi) e, persino, piazza San Francesco, anteprima nobile di via Crociferi, senza auto parcheggiate. Ma questa è un'altra (lunga) storia.
Per l'occasione l'associazione Guide Turistiche di Catania ha avuto la brillante idea di farci fare su e giù per le scale di terrazze e campanili, un'opportunità per smaltire qualche chilo accumulato durante le feste di Pasqua.
La limitazione del traffico è sempre vista con iniziale ostilità dalle attività commerciali. Come dimenticare le barricate per la ZTL di via Etnea, piazza Duomo e piazza Stesicoro. Un peccato la deflagrazione del progetto di rendere conforme ad una piazza... piazza Manganelli nei fine settimana. Ogni tanto qualcuno propone la sospensione notturna della ztl per consentire la sosta delle auto ma, ai più, sembra ormai inimmaginabile che in questo prezioso spazio urbano sia stato possibile transitare e sostare con le auto.
Condizione per la valorizzazione dei beni monumentali è l'eliminazione delle contaminazioni estetiche. Se chiudo gli occhi riesco ad immaginare il prospetto di Castello Ursino, della Porta Ferdinandea (abolirei l'intestazione a Garibaldi) e, persino, piazza San Francesco, anteprima nobile di via Crociferi, senza auto parcheggiate. Ma questa è un'altra (lunga) storia.
Intanto godiamoci la festa "Pop" di via Dusmet con la raccomandazione ad non avere paura. Non chiudete quella Porta!
Domenico Ferraguto
sabato 8 aprile 2017
Comunicare la Sicilia, troppo facile per essere semplice
La Sicilia è una terra meravigliosa e incomprensibile ai più ma, soprattutto, a noi siciliani. Forse per questo non riusciamo a comunicarla e a preservarla. La Sicilia è così come l’abbiamo voluta perché è proprio il popolo siciliano che l’ha sempre offesa perdendo identità ed orgoglio, qualità sempre ostentate ma, probabilmente, mai possedute.
Altri fanno bene (il meraviglioso video di Sicily.co.uk è emblematico) ciò che noi facciamo male spendendo (investire è altra cosa) risorse milionarie. Perché? Cosa ne pensa la politica del settore? Il confronto impietoso rispetto alla capacità di produrre risultati non può che essere un’infastidita percezione d’invasione di campo. La macchina “tecnico-burocratica” della Regione siciliana (e tutto il resto a cascata) non è in grado di cogliere le opportunità. Non può “partire a strappo” perché senza motore non c’è verso... d’ammuttare. Mancano gli uomini o, meglio, rappresentano quella incompetente compagnia di invasori indigeni che, al contrario dei popoli stranieri succedutisi nella storia, a memoria del proprio passaggio lasceranno solo il nulla.
venerdì 7 aprile 2017
Un orologio dell'altro mondo
Ho così tante passioni da non riuscire a coltivarne la
maggior parte e, molte di queste, rimangono ormai nell'ombra indolente dei
vorrei-ma-non-posso. La fortuna mi ha permesso d’intraprendere, però, un
lavoro che mi aiuta ad assecondarne diverse altre, tutte legate insieme da un filo
comune di bellezza e unicità. Chi mi
conosce sa del mio elvetico amore fanciullo (un’altra passione), per quel
piccolo lembo di territorio inerpicato tra le Alpi dove cioccolato (vorrei-ma-non-posso)
e orologi sono vanto nazionale. Storia narra che in queste vallate isolate dal resto d'Europa, si lavorasse, durante le lunghe e fredde stagioni
invernali, per creare preziosi
segnatempo per le corti di tutta Europa. Quei codici di capacità e savoir faire,
trasmessi nel tempo, si tramandano ancora oggi in molti degli atelier che realizzano
capolavori della tecnica e dello stile.
La prima volta che ho indossato il Montbanc Heritage Spirit “Orbis
terrarum” (anche “Orbis Terrarum”), lo ammetto, si è fermato il tempo. Adagiato al polso percepivo il “cuore” in
movimento, la frizione oscillante artefice dell’energia vitale perché ogni singola
ruota, indissolubilmente connessa alle altre, svolgesse il proprio compito. Il
quadrante, realizzato in vetro zaffiro multistrato, è un viaggio sublime nell’ora
universale. I continenti visti dal Polo Nord, sono circondati dalle 24 città
che rappresentano i fusi orari e un
disco girevole mostra il giorno e la notte muovendosi in simbiosi con il
trascorrere del tempo. In un solo colpo d’occhio il giorno e la notte nel mondo
in quell’istante non ha più segreti. A “ore 8” un pulsante fa spostare la città
di riferimento ruotando, contemporaneamente, i continenti e il “giorno e la notte”.
Una pressione e la magia comincia. Divino. Amo questo strumento perché è un viaggio
nel tempo e nello spazio con il solo volgere del pensiero. Come dire un orologio dell’altro
mondo.
Domenico Ferraguto
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giovedì 6 aprile 2017
Ritorno...futuro.
Passeggiando tra le vie del centro scopro il progetto imprenditoriale che restituirà alla città di Catania uno tra i miti della Belle Époque etnea. La "Grande Birraria Svizzera" fondata nel 1890 dai fratelli Tscharner, esponenti di quella colonia svizzera a Catania promotrice di iniziative commerciali di successo. Più noti Caviezel e Caflish perché diedero il proprio nome alle attività d'impresa ma, nell'amarcord delle immagini indimenticate di Catania, non è da meno il bar letterario di piazza Nicolella. Situato al pianterreno di Palazzetto Biscari si trovava di fronte, allora, al Palazzo della Banca Nazionale Poste e Telegrafi progettato da Carlo Sada.
La Grande Birraria Svizzera era ritrovo di intellettuali ma anche di commercianti e impiegati del vicino istituto postale.
Ripristinare un mito di questa portata, nella sua genialità, è una responsabilità non da poco. Una bella sfida che, però, può intercettare un pubblico disorientato da un'offerta troppo spesso di basso costo e, quindi, di scarso livello.
Certo, vien da chiedersi il senso di un investimento importante rispetto ad una contingenza economica sfavorevole ma, riflettendo bene, sembra esserci uno spazio infinito.
L'accesso ad alcuni locali di qualità è impresa quanto mai ardua. Se per accomodarsi al tavolo del nuovo Ristorante Le Tre Bocche di via Etnea occorre prenotare, se va bene, almeno tre giorni prima avrà pur un significato. Se gli avventori di via Santa Filomena sono disposti a lunghe attese all'addiaccio per gustare le pietanze di locali come Fud e Il Sale Art Cafè, ci sarà pur un motivo. Se l'arancino di Savia da più di cent'anni è motivo di pellegrinaggio verso l'angolo di via Etnea con via Umberto dovremmo farci delle domande e... darci risposte.
Ovvio, c'è il fattore moda ma il successo non è mai casuale e, oggi più di ieri, la qualità di prodotto e servizio fa la differenza.
Ho fiducia nello sviluppo commerciale del centro storico di Catania. Anzi ho certezza, in caso contrario cambierei mestiere, Affinché, però, il processo positivo possa velocizzarsi occorre realizzare la tempesta perfetta, tra pubblico e privato, ognuno con le proprie competenze. Da una parte garanzia di decoro urbano, sicurezza e qualità della vita. Dall'altra eccellenza nella proposta commerciale e d'intrattenimento,
E, con franchezza, meno macchine e più spazi a misura d'uomo in centro.
Si può fare. Si deve fare.
Domenico Ferraguto
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Catania CT, Italia
martedì 4 aprile 2017
Vedo gente armata, per strada.
L’essere umano è poco interessante, si sposta, ha una meta, qualcosa da fare, un impegno, spesso sorride. L’umanoide no. Appena entrato nell’abitacolo, l’umanoide si trasforma, entra in guerra. Muove il suo tank e, digrignando i denti, comincia a correre senza meta. L’importante è correre, inveendo contro gli umani che intralciano la sua corsa mentre lui, meschino, deve contemporaneamente comunicare i dati di geolocalizzazione alla casa base appena lasciata. “Ore 9:06. Uscito dal garage da 02punto00 minuti”. L’umanoide lo capisci subito in autostrada quando da lontano si lancia, abbagliando, sulla tua auto fino a mezzo metro. Lui ti prende la scia. Come Niky Lauda, lui prende la scia. Magari è drogato oppure ha bevuto, e lui prende la scia. L’umanoide è al di sopra delle linee e del pericolo, stìano all’erta gli umani. Mi è capitato d’incrociare qualche esemplare “svestito” della sua macchina e capisco la piccolezza d’omuncolo. Così è. L’umanoide è, insieme, impavido e sprezzante del pericolo, ma pavido e lesto nella fuga.
L’umanoide è pericoloso perché è armato e, nella sua folle corsa verso il nulla, lascia segni di gesso sull’asfalto e ferite che è fortuna rimarginare. Ma dove vai? Saprei io dove mandarti. “Quando guidi, guida e basta”.
Domenico Ferraguto
lunedì 3 aprile 2017
Il socio... umanitario.
Migranti e normalità. La “linea editoriale” del pensiero dominante lancia ogni giorno segnali rassicuranti. Niente panico! Nessuna emergenza. I numeri ufficiali parlano di una stabilità complessiva del numero migranti in arrivo in Italia. Probabilmente si pensa al processo complessivo dei flussi come ad un sistema di vasi comunicanti capace di equilibrarsi naturalmente. Probabilmente. Forse. Si spera.
Esiste, di contro, un pensiero prevalente inquieto e non sono rari i casi di intolleranza fisica, violenta. Il tema è delicato e non può essere affrontato con superficialità ma, fuori dai denti, alcune considerazioni sono opportune.
Il nostro Paese è da anni impegnato in interventi a salvaguardia della vita di uomini, donne e bambini “gettati” in mare alla ricerca di migliori condizioni di vita. Quest’attività meritoria diventa un tassello fondamentale nel criminale commercio, in grado di marginalizzare un servizio fornito loro a titolo gratuito. Giunti a destinazione, il “Pacchetto viaggio” comprende, a costo zero, tutto un complesso di servizi compresa l’attività di istruzione legale necessaria per l’acquisizione di status tutelati. Nei fatti il meccanismo dell’organizzazione umanitaria è socio a tutti gli effetti e parte integrata del complessivo mercato di esseri umani.
“Cosa ne facciamo dei migranti?”. In molti ci fanno business. Si creano cooperative , si convertono strutture alberghiere in centri di accoglienza ma, in generale, non sembra esserci un progetto o, comunque, non risulta specificato. Si naviga a vista, in cronica emergenza. I richiedenti asilo cominciano a “stare” in attesa che le istanze vengano esitate. A questo punto del processo di accoglienza i primi nodi vengono al pettine: ben 63 richieste su 100 vengono respinte. I migranti sans papier continuano, comunque, a “stare” facile preda di sfruttamento o devianza criminale.
Sarebbe sciocco, forse irresponsabile, immaginare che questa “stasi” non produca tensione tra ospiti e popolazione locale. Non è solo una questione di accoglienza ma quanto di prospettiva. E’, certamente, irresponsabile l’accoglienza di gruppi di persone con culture diverse e, soprattutto, esperienze di vita critiche senza che si siano mai programmate iniziative utili alla coesione con il territorio. Chi sono, da dove vengono, qual è la loro storia personale. Qualcuno è pericoloso? Chi lo sa? E’ utile saperlo? E’ possibile saperlo?
L’integrazione è, però, un tasto dolente. Esiste una volontà di integrazione o possiamo ritenerci vittime di un lento e inesorabile silente processo di colonialismo fisico e culturale?
L’isolamento rispetto all’Europa, l’improvvisazione delle politiche, lo scarso spirito d’identità e le poche e confuse idee sul tema, lasciano, in atto, poco spazio all’immaginazione.
Domenico Ferraguto
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