L’essere umano è poco interessante, si sposta, ha una meta, qualcosa da fare, un impegno, spesso sorride. L’umanoide no. Appena entrato nell’abitacolo, l’umanoide si trasforma, entra in guerra. Muove il suo tank e, digrignando i denti, comincia a correre senza meta. L’importante è correre, inveendo contro gli umani che intralciano la sua corsa mentre lui, meschino, deve contemporaneamente comunicare i dati di geolocalizzazione alla casa base appena lasciata. “Ore 9:06. Uscito dal garage da 02punto00 minuti”. L’umanoide lo capisci subito in autostrada quando da lontano si lancia, abbagliando, sulla tua auto fino a mezzo metro. Lui ti prende la scia. Come Niky Lauda, lui prende la scia. Magari è drogato oppure ha bevuto, e lui prende la scia. L’umanoide è al di sopra delle linee e del pericolo, stìano all’erta gli umani. Mi è capitato d’incrociare qualche esemplare “svestito” della sua macchina e capisco la piccolezza d’omuncolo. Così è. L’umanoide è, insieme, impavido e sprezzante del pericolo, ma pavido e lesto nella fuga.
L’umanoide è pericoloso perché è armato e, nella sua folle corsa verso il nulla, lascia segni di gesso sull’asfalto e ferite che è fortuna rimarginare. Ma dove vai? Saprei io dove mandarti. “Quando guidi, guida e basta”.
Domenico Ferraguto

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